Da qualche anno (specificatamente a partire dal periodo Covid) si è potuto notare, da parte dei personaggi politici di ogni livello (locali, regionali, nazionali ed internazionali) e di qualsiasi schieramento, un progressivo e sempre più diffuso utilizzo del termine "Buon Senso", citato come la soluzione ottimale per "adeguare" l'azione politica ed amministrativa ai "reali bisogni" della "gente".
Premesso che bisognerebbe andare a definire con meno genericità i concetti di "bisogni reali" e di "gente" (ma qui si entra nel campo della sociologia, cosa che ci ben guardiamo dal fare), ci limiteremo qui a cercare di capire cosa è il "Buon Senso" tanto decantato e sopravvalutato.
Iniziamo dal vocabolario.
Secondo la Treccani, la parola "senso" sta a significare "la facoltà di ricevere impressioni da stimoli esterni o interni" tramite, ovviamente i nostri recettori fisici (vista, udito, ecc.).
Il termine "buonsenso", è invece definito come la "capacità naturale, istintiva, di giudicare rettamente, soprattutto in vista delle necessità pratiche".
Ma siamo così sicuri che il "senso" sia sempre "buono"?
Facciamo un esempio, abbastanza stupido per la verità.
Prendete un normale calendario. Ci troverete senz'altro questa frase: "Il Sole sorge alle ore... e tramonta alle ore...".
In effetti, lo vediamo tutti i giorni, il Sole sorge ad Est (più o meno), fa la sua bella parabola e tramonta ad Ovest (più o meno). Tutto giusto, quindi. I nostri sensi (in questo caso la Vista) ci fanno ricevere l'impressione che la nostra stella si muova intorno a noi.
Ed invece no. I nostri sensi ci forniscono uno stimolo "falso" che ci porta a formulare un ragionamento che ci conduce a conclusioni sbagliate rispetto a quanto accade nella realtà; in effetti siamo noi (il pianeta Terra) che ruotiamo su noi stessi ed è questa rotazione (da non confondersi con la "rivoluzione", cioè il "giro" che la Terra fa intorno al Sole e che determina la durata dell'anno) che "regola" i periodi di illuminazione ed oscurità (giorno/notte). Senza scomodare Copernico o Galilei, che ce lo spiegarono 500 anni fa, tutti ben sappiamo che quella frase del calendario è solo un "modo di dire", una semplificazione per dare in due parole un'informazione che se dovesse essere spiegata in modo corretto, abbisognerebbe di qualche pagina di testo.
Secondo esempio.
Tutti conosciamo l'Ipoclorito di Sodio, che è poi la normale "candeggina". La usiamo per sbiancare la nostra biancheria e per disinfettarla. Tra le proprietà di questa sostanza ci sono le capacità di eliminare spore, funghi e virus. Sulla base di queste informazioni, tutte vere, (sembrerà strano ma è così) nei primi mesi dell'anno 2020 (precisamente in Aprile), in piena emergenza Covid, ci fu qualcuno (tra cui anche il Presidente di uno degli Stati più potenti al Mondo) che propose, per "eliminare" il virus del Covid dall'organismo umano, di effettuare delle "iniezioni di candeggina".
Secondo il "buon senso" di qualcuno, evidentemente, se la la candeggina eliminava i virus all'esterno del corpo umano, lo poteva fare anche all'interno.
Peccato che sulle confezioni di ipoclorito di sodio siano sempre in bella evidenza riportati una serie di "alerts" che ci avvisano che la candeggina è pericolosissima (provoca ustioni alla pelle, irritazione alle mucose se "respirata" e danni irreparabili se ingerita).
Non abbiamo idea di quante persone abbiano seguito il "consiglio dettato dal buon senso" di qualcuno e si siano fatte iniettare la candeggina. Per tutte costoro, una prece e ripòsino in pace.
I due esempi sopra riportati ci servono, quindi, per confutare il principio del buonsenso, che molto spesso non è per niente "buono", poiché ciò che viene indotto dai nostri sensi è spesso falso ed ingannatorio. E' un po' come quando ci guardiamo allo specchio, vediamo la nostra immagine "riflessa" e pensiamo che le altre persone ci vedano così; in effetti gli altri vedono la nostra immagine NON riflessa e, pertanto, differente da quella che ci trasmette lo specchio.
E' per questo motivo che, spesso, al "buonsenso" inteso nella sua accezione positiva, viene a mancare proprio quella capacità di "giudicare rettamente" che ne dovrebbe essere la caratteristica principale.
E, per finire, c'è la faccenda della soggettività. Ogni persona, come ben sappiamo, ha differenti metodi e capacità di elaborazione del pensiero. Oltre che dalla relativa fallacità degli stimoli sensoriali, ciò dipende dall'ambiente, dall'educazione, dal grado di istruzione, dal ceto sociale, dagli stimoli (corretti o meno) ricevuti, dalle esperienze personali e da una quantità tale di altri fattori che fanno sì che il "buonsenso" di una persona sia differente da quello di un'altra. Il mio buonsenso è diverso dal tuo e, di conseguenza, di fronte ad un evento o ad un problema, le mie soluzioni saranno differenti dalle tue; alcune potranno essere giuste, altre sbagliate (come quella della candeggina).
Concludendo, e rifacendoci all'inizio di questa nostra trattazione, quindi, non ci piace per niente questa "moda" (perchè essenzialmente di moda si tratta) della classe politica di spacciare il "buonsenso" come la soluzione di tutti i problemi.
Quando ascoltiamo un politico (chiunque esso sia) appellarsi al buonsenso, personalmente ne diffidiamo poiché, fondamentalmente, egli fa riferimento al SUO buonsenso (ed a quello delle persone che la pensano come lui, da cui ha avuto il voto o da cui lo desidera).
Fermo restando che la classe politica di una Nazione è, fondamentalmente, quella che si merita, noi della "vecchia scuola" siamo ancora dell'idea che un politico debba avere come ideale il cosidetto "bene comune", che col buonsenso non ha niente a che vedere ma che è l'impegno a perseguire (e possibilmente attuare) tutto quanto possa garantire le migliori soluzioni per TUTTI, anche (e soprattutto) per quelli che non la pensano come lui.