Domenica 19 Ottobre scorso, quattro "professionisti" del furto di opere d'arte si sono introdotti all'interno del Museo del Louvre di Parigi, precisamente nella cosidetta "Galleria di Apollo" e, incuranti della presenza dei visitatori (alcuni dei quali hanno anche immortalato la scena con i loro smartphones), hanno trafugato alcuni gioielli della "Collezione Napoleone", precisamente una tiara ed una spilla appartenute alla moglie di Napoleone Terzo (1808-1873), la spagnola Eugenia de Montijo (nome completo: María Eugenia Ignacia Agustina de Palafox y Portocarrero de Guzmán y Kirkpatrick), una parure (collana ed orecchini di smeraldi) appartenuti al'Imperatrice Maria Luisa d'Austria (nome completo: Maria Luisa Leopoldina Francesca Teresa Giuseppa Lucia d'Asburgo-Lorena) seconda moglie di Napoleone Primo (il Bonaparte, nato nel 1769 e deceduto il 5 Maggio 1821 (da cui la famosa poesia del Manzoni)), una parure (tiara, collana ed orecchino di zaffiri) appartenuta alla Regina Amalia (nome completo: Maria Amalia di Borbone-Due Sicilie) moglie di Luigi Filippo (1773-1850) ed alla Regina Ortensia (nome completo: Hortense Eugénie Cécile Bonaparte, nata de Beauharnais, figliastra di Napoleone Bonaparte, Regina d'Olanda (aveva sposato Luigi Bonaparte, fratello minore di Napoleone I) e poi madre di Napoleone Terzo) ed, infine, una spilla, detta "reliquiario", appartenuta anch'essa alla già citata moglie di Napoleone Terzo, Eugenia de Montijo.
Altri due "pezzi" della collezione, la Corona di perle ed il "Gran Nodo da corsetto" di diamanti (ne include ben duemilaquattrocentotrentotto), sempre della predetta Eugenia, anch'essi sottratti, sono poi stati perduti dai ladri durante la fuga e recuperati pur se danneggiati.
Il Museo del Louvre lo conosciamo tutti e tutti (si spera) lo abbiamo visitato almeno una volta. Si tratta del Primo Museo al Mondo per numero di visitatori (al secondo posto troviamo i Musei Vaticani, al terzo il British Museum di Londra) e dalle sue origini come fortezza, edificata tra il 1190 ed il 1202 da Filippo Secondo, ad oggi ha subito decine e decine di ampliamenti e trasformazioni per diventare l'imponente struttura che possiamo oggi ammirare. Dapprima adibito, dopo l'unione con il Palazzo delle Tuileries (1594), a dimora dei Sovrani di Francia, nel 1791 fu destinato a museo (ma i lavori erano già stati iniziati, prima della Rivoluzione, da Luigi XV).
Le opere in esso contenute provengono (come accade in tutti gli altri Musei) da ogni parte del Mondo e comprendono, ovviamente, moltissime opere (pitture e sculture) italiane, gran parte delle quali furono "prelevate" da Napoleone Bonaparte durante le sue "Campagne d'Italia" (1796 e 1800) e trasferite, appunto, al Louvre. A questo proposito bisogna dire che, dopo la caduta di Bonaparte, oltre la metà di queste opere vennero "restituite" ai vari Stati della penisola italiana da cui erano state sottratte ma, ovviamente, moltissime rimasero al Louvre, dove sono ancora oggi esposte.
Il Louvre è stato oggetto, inevitabilmente, di diversi furti. Andando indietro nel tempo, ad esempio, nel 1998 fu rubata una tela di Corot, alcuni oggetti nel 1995, nel 1990 un quadro di Renoir ed alcuni gioielli dell'antica Roma, nel 1983 un'armatura e, nel 1976, un dipinto di autore fiammingo ed una spada appartenuta a Carlo Decimo.
Come si vede, i furti sono una costante per il Louvre (così come per tutti i musei del Mondo, soprattutto per i cosidetti "furti su commissione") ma, sicuramente, il furto più famoso, eclatante e "bizzarro" di tutti i tempi fu quello del 1911, quando a "prelevare" dal Salon Carré del Louvre la famosissima "Gioconda" di Leonardo fu un italiano, Vincenzo Peruggia (spoiler: due anni dopo, nel 1913, Peruggia si fece "beccare" dalla Polizia (in Italia), fu processato e condannato (in Italia) e la Gioconda (ritrovata in Italia) fu "restituita" alla Francia). Ma di questo ne parleremo tra poco.
Lisa di Antonmaria Gherardini del Giocondo
Nel 1479 (il 15 Giugno) a Firenze nasceva Lisa Gherardini, primogenita di sette figli (ebbe tre sorelle e tre fratelli); durante l'infanzia e la prima giovinezza, ella abitò in una casa vicina a quella di Piero Da Vinci, padre di quello che sarebbe diventato il famoso Leonardo il quale aveva a quell'epoca una trentina d'anni ed ebbe sicuramente l'occasione di conoscerla.
Si dice che, ancora molto giovane, Lisa fosse diventata l'amante di Giuliano de' Medici (che era suo coetaneo nonché decimo ed ultimo figlio di Lorenzo, meglio conosciuto come "Il Magnifico") e che quest'ultimo l'avesse messa incinta. Non ci sono certezze di questo fatto; certo, invece, è che Lisa, il 5 Marzo 1495 all'età di sedici anni, sposò (si dice che fu obbligata dai parenti) un commerciante in sete e tessuti, tale Francesco di Bartolomeo di Zanobi del Giocondo, che aveva quattordici anni più di lei ed era già al suo terzo matrimonio. Ella acquisì, quindi, l'appellativo di "Monna", che è una contrazione letteraria di "Madonna" (dal Latino: "Mia Signora") ed il suo "titolo" ufficiale divenne "Monna Lisa del Giocondo"; per il "popolo", invece, ella diventò, semplicemente, "La Gioconda".
Da quel momento, Lisa visse una vita abbastanza agiata nella borghesia fiorentina; ebbe cinque figli (di cui uno morì ancora bambino ed una divenne suora) e morì, infine, il 15 Luglio 1542, quattro anni dopo il marito, che era morto di peste nel 1538.
Nel 1503 Francesco del Giocondo commissionò a Leonardo Da Vinci, appena tornato dai suoi numerosi viaggi e dal suo primo soggiorno a Milano, la realizzazione di un ritratto della moglie Lisa in occasione della nascita del terzo figlio. Leonardo iniziò l'opera (un quadro su tavola delle dimensioni di 77x53 centimetri) ma quasi subito dovette interrompere il lavoro perchè gli era stata richiesta la realizzazione di un lavoro più importante, il famoso affresco della "Battaglia di Anghiari" presso Palazzo Vecchio, il cui termine per la realizzazione era stato fissato per il 1505 e per il quale gli era già stata versata una cospicua somma come anticipo. Leonardo, che da Francesco del Giocondo aveva solo ricevuto la "commissione" senza alcun anticipo, interruppe il lavoro su "La Gioconda" e lo riprese nel 1506, ma quando Francesco glielo richiese non era ancora terminato e fu così che, di comune accordo, il contratto fu rescisso, Francesco del Giocondo non versò alcun compenso a Leonardo e Leonardo si tenne l'opera ancora incompiuta (su cui, però, continuò a lavorare per tutta la vita).
"La Gioconda" va in Francia
Negli anni seguenti, Leonardo effettuò diversi altri viaggi, ritornò a Milano, fu a Roma per due anni fino a che, nel 1516 dietro richiesta esplicita del Re Francesco Primo, si trasferì ad Amboise, in Francia, dove prese dimora presso il Castello di Clos-Lucé e dove rimase fino alla morte, avvenuta il 2 Maggio 1519. Fu seppellito nella locale chiesa di St. Florentin, ma durante le otto guerre di religione tra Protestanti (Calvinisti, detti anche "Ugonotti") e Cattolici avvenute tra il 1562 ed il 1598 (concluse con l'Editto di Nantes dello stesso anno) i suoi resti furono dispersi. Furono in parte ritrovati, dopo lunghe ricerche, solo nel 1874 ed oggi sono custoditi nella Cappella del Castello di Amboise.
Inutile dire che nei suoi viaggi Leonardo portò sempre con sè il ritratto, perennemente incompiuto a cui periodicamente effettuava dei "ritocchi", de "La Gioconda" che, alla sua morte, rimase in Francia.
"Monna Lisa" viaggia... molto
Subito dopo la morte di Leonardo, il dipinto entrò a far parte della Collezione d'Arte del Re. Non è accertato se Leonardo lo abbia regalato a Francesco Primo come ricompensa per l'ospitalità oppure se il Re lo abbia acquistato, pagandolo -si dice- quattromila scudi, così come aveva fatto con altre opere dell'artista; sta di fatto che nel 1625 lo troviamo nell'inventario dei dipinti della Collezione Reale. Da questo momento, "La Gioconda" comincia a fare molti viaggi (oltre a quelli che aveva già fatto in precedenza). Nel 1685 si sposta alla Reggia di Versailles, nel 1797 viene trasferita al Louvre (che da pochi anni, lo abbiamo detto, era diventato il Museo Nazionale), nel 1800 Napoleone Primo la vuole a casa sua (nel Palazzo Imperiale) dove la "espone" nella sua camera da letto (addormentarsi e svegliarsi sotto lo sguardo della Gioconda, diciamolo pure, doveva essere una gran bella soddisfazione); dopo essere tornata al Louvre nel 1804, vi rimane fino al 1870 quando, in occasione della Guerra Franco-Prussiana, viene "nascosta" in un posto segreto fino all'anno dopo per poi tornare al Louvre, dove è sistemata al posto d'onore nel Salon Carré; nel 1911 viene sottratta, come abbiamo detto, da Vincenzo Peruggia e con lui intraprende il viaggio di ritorno in Italia; torna a Firenze dov'era nata e vi rimane, ben nascosta, per due anni fino a che, nel 1913, riparte, sorvegliatissima dai Regii Carabinieri su di un treno speciale blindato alla volta di Parigi, non prima, però, di tornare a visitare brevemente Roma e Milano, dove era già stata in compagnia, quattrocento anni prima, del suo "papà" Leonardo.
Anche durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale Monna Lisa viene "ricoverata" in posti sicuri. In particolare, durante il Secondo Conflitto, va dapprima a Chambord, poi torna ad Amboise, poi si trasferisce all'Abbazia Loc-Dieu di Martiel, poi al Museo Ingres di Montauban, poi ritorna a Chambord ed infine, prima del suo trionfale ritorno al Louvre (1945), è il Conservatore del Museo che la tiene nascosta per alcuni mesi sotto il suo letto.
Ma i viaggi di Madonna Lisa del Giocondo non finiscono qui. Nel 1962 prende l'aereo e va negli Stati Uniti, dove viene esposta alla National Gallery (Washington) ed al Metropolitan Museum (New York). Nel 1974, come una rockstar qualsiasi, intraprende una lunga tournée che la porta in giro per il Mondo e dove "si esibisce" anche a Mosca (allora Unione Sovietica) ed in Giappone, a Tokyo.
Lisa Gherardini ora non viaggia più
Inutile dire che tutti questi viaggi, per una ragazza della veneranda età di 450 anni, possono risultare, alla fine, un po' debilitanti. Ed infatti, al suo ritorno, le sue condizioni non erano delle migliori; il supporto (in legno di pioppo) si era fessurato e deformato ("imbarcato") ed anche lo strato (anzi, gli strati) di pittura avevano subìto danni. Fu così che i suoi "angeli custodi" del Louvre le vietarono, per motivi di salute, ulteriori viaggi e spostamenti. Da allora, quindi, "la Gioconda" non si è più mossa dal Louvre e, invece di viaggiare lei, aspetta che siano gli altri a muoversi per andarla a vedere nella Salle des États, dove si trova ora.
Per renderle il "pensionamento" più "salubre" e sicuro (nel corso degli anni, purtroppo, "la Gioconda" è stata oggetto anche di alcune "aggressioni" (le hanno lanciato contro acidi, diversi oggetti e, anche, una fetta di torta)) le è stata realizzata attorno una "barriera di sicurezza" consistente in uno speciale vetro "anti-tutto" che filtra anche le luci dei flashes (realizzato da una ditta italiana, of course) ed in una teca, anch'essa speciale, entro cui viene conservata a temperatura ed umidità rigidamente controllate. E se andrete a vederla al Louvre, non potrete fare a meno di doverla "visionare" da molto lontano e, sicuramente, vi stupirete del fatto che il quadro è molto più piccolo di quello che vi aspettavate e vi lamenterete (lo fanno tutti) del fatto che, alla fine, "non si vede niente!".
Ma torniamo, adesso, a...
Vincenzo Peruggia
Vincenzo Pietro Peruggia nasce l' 8 Ottobre 1881 a Trezzino, una frazione di Dumenza, in Provincia di Varese. Figlio di un muratore, già da ragazzo si dedica all'attività di "decoratore" (ma in realtà è un semplice "imbianchino") e a 16 anni segue il padre in Francia, a Lione. Nel 1901 ritorna perché chiamato alla visita di leva; viene riformato e, nel 1907, torna in Francia, a Parigi, dove esercita l'attività, sempre come decoratore (o imbianchino), alternando periodi di lavoro a lunghi mesi di inattività. In questa veste viene assunto temporaneamente, nel 1911, dalla ditta Gobier, per effettuare alcuni lavori di imbiancatura al Museo del Louvre. Nel Luglio del 1911 Gobier non ha più bisogno di lui e Peruggia si ritrova, ancora una volta, senza lavoro e, nei mesi seguenti, si reca spesso al Louvre nelle giornate del Lunedì (quando il Museo è chiuso e si effettuano lavori di manutenzione all'interno) per rivedere i suoi ex colleghi e per provare a farsi riassumere da Gobier, ma senza risultato; inoltre, i suoi ex colleghi ed i guardiani del Louvre lo prendono pesantemente in giro per essere (come dicono ancora oggi in Francia appellando gli Italiani) un "mangia-maccheroni" (o "Macaroní").
il 21 Agosto 1911, Lunedì, di buona mattina Peruggia si reca quindi, come fa spesso, al Louvre per vedere se, per caso, ci fosse del lavoro per lui. Il lavoro, anche quella volta, per il Macaroní italiano non c'è. Ma c'è "la Gioconda"...
Il furto
Non vi annoieremo scrivendo la storia del furto (e del succesivo ritrovamento) della Gioconda. Ve lo faremo scoprire tramite uno sceneggiato televisivo di Renato Castellani, realizzato dalla RAI nel 1978, che in tre puntate descrive le tre fasi della vicenda con ricchezza di particolari fino ad allora anche inediti. Pur necessariamente "romanzato" per motivi scenici, lo sceneggiato ha un notevole pregio: si è attinto abbondantemente dai documenti dell'epoca (verbali di Polizia, interrogatori dei testimoni, atti dell'istruttoria ed atti del processo) ed il risultato è che se i dialoghi di alcune parti possono risultare un po' "stucchevoli" è perchè essi sono la trascrizione esatta di quei documenti.
Nella prima parte si racconta della scoperta del furto, dell'intervento (tardivo) della Polizia e delle prime indagini che, tra diversi colpi di scena, vanno ad interessare anche il poeta Guillaume Apollinaire (vero nome: Guglielmo Alberto Wladimiro Alessandro Apollinare de Kostrowitzky) ed il pittore Pablo Picasso:
Video Prima Parte
La seconda parte tratta delle peripezie di Apollinaire e Picasso i quali, venuti per vie traverse in possesso di alcuni oggetti trafugati dal Louvre, tentano maldestramente di disfarsene, vengono scoperti dalla Polizia e mandati in carcere per qualche giorno prima di essere rilasciati. Vengono poi raccontate le ulteriori indagini di polizia che, tra l'altro, portano all'interrogatorio di Peruggia ma non alla perquisizione della sua camera, dove egli custodisce il dipinto rubato in una valigia:
Video Seconda Parte
Nella terza parte vengono raccontati i particolari del ritrovamento (in Italia) de La Gioconda, dell'arresto di Peruggia (che, in pratica, si autodenunciò), della restituzione del dipinto alla Francia e del processo penale a cui fu sottoposto. A questo proposito, i dialoghi (arringhe, domande, risposte, ecc.) sono precisamente tratti dagli atti processuali e, pertanto, originali:
Video Terza Parte
Peruggia fu condannato in Primo Grado a un anno e quindici giorni di carcere (entrarono in ballo anche attenuanti di tipo medico-psicologico) e poi, in Appello, la pena gli fu ridotta a sette mesi ed otto giorni e fu scarcerato, con grande soddisfazione di una parte dell'opinione pubblica che aveva visto nelle motivazioni del furto (riportare La Gioconda in Italia e restituirla allo Stato) un atto patriottico.
Per concludere
L'Italia di quell'epoca accolse la vicenda (ed il processo a Peruggia) esattamente come succederebbe oggi; l'opinione pubblica si divise nelle solite due fazioni in cui, da una parte, i colpevolisti vedevano Vincenzo come un volgare ladro da punire esemplarmente e caldeggiavano la restituzione della Monna Lisa alla Francia mentre, dall'altra, gli innocentisti lo consideravano come un eroe nazionale ed un patriota, desideravano che La Gioconda rimanesse in Italia (specificatamente a Firenze) e, come accade talora anche oggi, effettuarono una colletta per pagargli le spese processuali (Peruggia, come abbiamo visto, non aveva risorse economiche di rilievo).
L'anno seguente, nel 1915, scoppiò la Prima Guerra Mondiale e Peruggia, anche se era stato a suo tempo riformato, fu chiamato alle armi e spedito al fronte, dove fu catturato dagli Austriaci. Venne liberato al termine del conflitto e ritornò al suo paese dove, nel 1921, si sposò. L'anno seguente, con la moglie, si ri-trasferì in Francia, a Saint-Maur-des-Fossés, vicino a Parigi, e per "fregare" (un'altra volta!) la Polizia Francese, nei documenti tolse il suo primo nome (Vincenzo), lasciando solo il secondo (Pietro). Ovviamente, nessuno ci fece caso e Pietro Peruggia visse tranquillamente in Francia fino al 1925 quando, nel giorno del suo quarantaquattresimo compleanno, fu colpito da infarto, morì e fu sepolto nel locale cimitero, dove riposa ancora oggi.
Nel tempo molti si sono chiesti chi sia stato, in realtà, Vincenzo Pietro Peruggia. Un ignorante "tontolone" che ruba il primo quadro che gli capita sottomano? Un Italiano desideroso di rivalsa nei confronti dei Francesi che lo deridevano e sfottevano ogni giorno? Un "patriota", che voleva riportare in Italia un capolavoro rubato da Napoleone? Un "furbacchione" che, fingendo di essere stupido, alla fine aveva messo tutti nel sacco?
Non lo sapremo mai. L'unica cosa certa è che, contrariamente a quello che pensava, egli rubò dal Louvre un quadro che NON era stato trafugato da Napoleone Bonaparte.