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L'Inno più bello del Mondo! (Addenda)

di Federico Borsari - 25 Dicembre 2025

Abbiamo già trattato, in un precedente articolo (che trovate QUI), del nostro Inno Nazionale e ne abbiamo raccontato le vicende della nascita.
Da qualche giorno, sia sulla stampa nazionale che sui socialmedia, sono fiorite diverse polemiche per un "cambiamento", introdotto tramite Decreto del Presidente della Repubblica (dietro proposta del Consiglio dei Ministri), che prevederebbe, tra le altre cose, anche l'eliminazione dell'esclamazione "Si!" al termine dell'esecuzione.
Al netto delle (pretestuose ed inutili) polemiche politiche scaturite da questo provvedimento, come storici ci vediamo costretti, una volta di più, ad andare a verificare come stanno realmente le cose.

Tanto per cominciare, il Decreto Quirinalizio non è per niente recente; è stato infatti emesso oltre NOVE mesi fa, precisamente il 14 Marzo scorso e, fino ad ora, nessuno aveva trovato niente da obiettare. Si tratta quindi di un'ennesima puntata di quella ormai stucchevole "querelle" politica che si protrae ormai da troppo tempo e che, invece di riguardare problemi effettivi della nostra Nazione, va ad interessare questioni assolutamente secondarie ma che, adeguatamente "pompate" dai media, vanno ad alimentare uno scontro che nessuna forza politica ha intenzione di sopire.
Ma che cosa dice questo Decreto?
Ecco, di seguito, il testo dell'Articolo 2, che è il "dispositivo di Legge":

Art. 2 - Modalita' di esecuzione

1. L'Inno nazionale e' uno dei simboli rappresentativi della Repubblica Italiana e deve essere eseguito rispettandone il valore storico e ideale. Durante l'esecuzione i presenti sono in piedi, in posizione composta, in silenzio oppure partecipando col canto.
2. Nelle cerimonie alla presenza di una bandiera di guerra o d'istituto, ovvero del Presidente della Repubblica, nonche' in occasione delle festivita' nazionali, in Italia e all'estero, l'Inno nazionale, senza l'introduzione iniziale, e' eseguito ripetendo due volte di seguito le prime due quartine e due volte di seguito il ritornello del testo di Goffredo Mameli, come previsto dallo spartito originale di Michele Novaro.
3. La partitura e la registrazione audio, eseguita dalla banda interforze, di riferimento per l'esecuzione orchestrale o bandistica dell'Inno, sono pubblicati sul sito istituzionale del Governo, a cura del Cerimoniale di Stato. Sul medesimo sito sono pubblicati, quali riferimenti, gli autografi dello spartito musicale di Michele Novaro e del testo de «Il Canto degli Italiani» di Goffredo Mameli.
4. Al di fuori dei casi di cui al comma 2, in occasione di eventi sportivi di rilevanza nazionale o internazionale, in Italia o all'estero, negli eventi o nelle sedi di Istituzioni pubbliche, o in occasione di manifestazioni pubbliche, e' possibile eseguire l'Inno, oltre che con le modalita' previste dal comma 2, compresa eventualmente l'introduzione, anche integralmente, ovvero utilizzando variazioni di tonalita' o voci, altri complessi strumentali, o basi registrate.
5. Sono fatte salve le disposizioni concernenti le forme e le modalita' di esecuzione nell'ambito del Comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico.
6. Il Cerimoniale di Stato della Presidenza del Consiglio dei ministri e il Cerimoniale della Presidenza della Repubblica, possono individuare ulteriori occasioni nelle quali si renda necessario eseguire l'Inno secondo le modalita' di cui al presente articolo."


Per chiarirci ulteriormente le idee, siamo andati a cercare sia il testo ORIGINALE di Mameli che lo spartito musicale ORIGINALE di Novaro (entrambi chirògrafi, cioè scritti a mano dagli autori) e, fatte le dovute considerazioni, possiamo dire che:
Quando è presente il Presidente dell Repubblica, in occasione delle Festività Nazionali ed in presenza di Bandiere di Guerra di Corpi Militari o di istituzioni similari, NON si esegue l'Introduzione strumentale, che è questa:

Inno Mameli

si ripetono due volte di seguito le prime due "Quartine", che sono queste:

Inno Mameli

e si ripete due volte il Ritornello, che è questo:

Inno Mameli

Come si può vedere qui sotto, in tutto il testo originale di Goffredo Mameli, che comprende SEI strofe da cantare, alla fine dei ritornelli NON C'E' il famoso "Sì!" di cui tanto si argomenta:

Inno Mameli

Ma, allora, perchè alla fine dell'Inno, di solito, questo "Sì" esclamativo viene sempre cantato (o, anche, urlato)?
Questa è la parte finale dell'Inno musicato da Novaro:

Inno Mameli

Eccolo qui, il nostro "Sì!". Fu inserito da Novaro alla fine del ritornello per chiudere il canto in corrispondenza dell'ultimo accordo (Mi bemolle).
Si trattò, da una parte, di soddisfare stilisticamente una "chiusura" musicale e, dall'altra, una sottolineatura letteraria, quasi a confermare quanto espresso nella precedente strofa del canto.
In effetti, se si analizza il testo dell'Inno (ma non lo fa mai nessuno), nelle sue sei strofe (di cui l'ultima, spesso non cantata, è una specie di "riassunto") troviamo, sic et simpliciter, la Storia del popolo Italiano, nei secoli diviso e sotto dominazioni straniere, che per secoli cerca di affrancarsi e che infine, grazie alle idee Mazziniane, può finalmente riuscirci.
Non è questa la sede per tale tipo di analisi storico-politico-letteraria; già lo hanno fatto storici ben più illustri di noi, ai cui scritti rimandiamo tutti coloro che desiderano approfondire l'argomento.

Da quanto sopra analizzato ed esposto, premettendo che non c'è scritto da nessuna parte (nel Decreto Presidenziale "incriminato") che NON si deve cantare quel famigerato "Sì!", stando alla disposizione, dobbiamo rispettare il "testo di Goffredo Mameli, come previsto dallo spartito originale di Michele Novaro", il che palesa un'evidente contraddizione, poiché il testo originale di Mameli non lo prevede mentre lo spartito originale di Novaro lo prevede. Poiché, come in tutti gli Inni Nazionali, è il testo che deve prevalere sulla musica, possiamo tranquillamente affermare che quel Sì affermativo, non previsto dall'autore del testo, POTREBBE anche non essere cantato.

Un'ultima cosa. Tra le varie polemiche sul nostro Inno Nazionale, soprattutto in questo periodo di rinnovato e riemergente pacifismo, se ne è innescata anche una sulle parole "Siam pronti alla morte" presenti nel ritornello.
Senza entrare in disquisizioni sterili ed inutili, dobbiamo sempre e comunque sottolineare che ogni evento storico (anche la composizione del nostro Inno Nazionale) DEVE essere considerato alla luce dei tempi in cui esso è avvenuto e non può essere parametrato con il presente. La Storia non si riscrive, la si studia.
A quei tempi (il Risorgimento), erano veramente tanti i giovani della nostra penisola che erano DAVVERO pronti a morire per costruire l'Italia unita e lo stesso Mameli (che, ricordiamo, era di Genova) fu uno di costoro, talmente pronto alla Morte che morì a Roma il 6 Luglio 1849 dopo essere stato ferito nella battaglia in difesa della Repubblica Romana.
Non aveva ancora compiuto ventidue anni.
I suoi resti sono sepolti in un apposito sarcofago ubicato all'interno del "Mausoleo Ossario Garibaldino" di Roma, sul Gianicolo.