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Analogie tra Molare ed il Vajont

Testo dell'intervento introduttivo “a braccio” di Federico Borsari nell’ambito della Manifestazione "L'Eco delle Dighe".
Ovada – Loggia di San Sebastiano - 31 Ottobre 2025 ore 21

Manifestazione Dighe 2025

Buonasera a tutti. Passavo casualmente da queste parti e mi hanno chiesto di dire due parole.
Ovviamente sto scherzando; ringrazio gli organizzatori per avermi invitato. Stasera vi proporrò tre analogie tra la tragedia della Diga di Molare e quella del Vajont.
La prima analogia riguarda i periodi storici. In effetti, in entrambi i casi si trattava di tempi in cui c'era, letteralmente, "fame" di elettricità; nel primo dopoguerra per incentivare e sostenere le industrie che stavano nascendo e, negli Anni Sessanta del secolo scorso, per dare energia all'enorme sviluppo industriale che darà poi origine a quello che, storicamente, è stato definito come "boom economico". In entrambi i periodi era l'imprenditoria privata che muoveva l'economia nazionale e, in tempi di liberalizzazione "selvaggia", il profitto era l'unico risultato che si doveva raggiungere.
La seconda analogia riguarda, per l'appunto, le due dighe. Esse sono ancorà lì, la prima ad Ortiglieto, la seconda al Vajont. Non sono mica crollate! Ciò vuol dire che tutte e due sono state costruite molto bene. Ma, allora, cos'è che non ha funzionato in entrambi i casi?
Non hanno funzionato tutta quella serie di "accorgimenti" tecnici che si devono (o si dovrebbero) attuare per fare in modo che impianti idroelettrici funzionino in sicurezza. E non funzionarono per un motivo molto semplice: adottarli sarebbe stato molto costoso sia in termini di tempo che di denaro, e voi sapete bene quanto la "fretta" di concludere un lavoro sia importante in quei casi; in effetti, se io non riesco ad ultimare la mia centrale elettrica nel più breve tempo possibile c'è la possibilità che qualche "concorrente" ci riesca prima di me, aggiudicandosi la fornitura dell'elettricità e causandomi enormi perdite economiche.
Nel caso di Molare non furono effettuati gli studi geologici necessari per accertare la solidità del terreno della diga secondaria (che per quel motivo poi crollò) e non si fecero gli studi sull'andamento delle piene del torrente. Al Vajont, sempre per lo stesso motivo (indagini geologiche non approfondite) non si resero subito conto che le frane che si verificavano non erano isolate, ma si trattava di un'intera porzione di montagna che stava scivolando verso il lago. Quando se ne resero conto (pochi giorni prima della tragedia) era troppo tardi, poichè i continui riempimenti e svuotamenti del bacino per provare la tenuta della diga avevano definitivamente minato la stabilità del Monte Toc.
La terza analogia riguarda i processi effettuati dopo le tragedie. Per Molare gli inquisiti furono una ventina e vennero assolti tutti. Per il Vajont gli inquisiti furono undici; due erano già morti prima della tragedia, un terzo si suicidò ed un altro ebbe gravi problemi nervosi. Dei rimanenti, quattro furono assolti e gli altri tre, grazie a condoni di pena, se la cavarono con pochi mesi di carcere.
Ho finito. Grazie.