Pax?
di Federico Borsari - 23 Febbraio 2026
Anno 1881, 11 Gennaio. Al Teatro "alla Scala" di Milano viene rappresentato per la prima volta il "Gran Ballo Excelsior", "azione coreografica, storica, allegorica, fantastica in 6 parti e 11 quadri" di Luigi Manzotti su musica del novese Romualdo Marenco.
Il balletto, che impegnava (ed impegna tuttora) quattrocentocinquanta ballerini (classici, ovviamente) e faceva (e fa tuttora) largo uso di "effetti speciali", era una clamorosa celebrazione dei progressi della Scienza e della Tecnica di quell'epoca; vi sono "citati" la Pila di Alessandro Volta, il Telegrafo, la Lampadina, il Battello a Vapore, il Traforo del Moncenisio (inaugurato dieci anni prima) ed il Canale di Suez (inaugurato dodici anni prima).
Nella visione "comune" di quei tempi, si pensava -seriamente- che i progressi della tecnica e della scienza, uniti alla volontà dei popoli, ormai riuniti nei vari "Stati Nazionali", avrebbero portato l'Umanità ad un periodo di pace e di concordia universale, relegando definitivamente il cosidetto "oscurantismo" (che era considerato la causa dei conflitti e delle guerre) ai margini della civiltà.
In effetti, i "veri" protagonisti del balletto sono "Lo Schiavo" (tenuto in catene dall'Oscurità), "La Civiltà" (che alla fine "libererà" lo schiavo), "L'Oscurità" (rappresentata da un ballerino in calzamaglia nera su cui è disegnato uno scheletro, simbolo della Morte) e, ovviamente, "La Luce" (tutta vestita di bianco, of course), che alla fine vincerà sulle tenebre, aprendo al Mondo un futuro di prosperità e di pace. Non per nulla, la scena finale del balletto presenta una coreografia "colossale", in cui sono presenti le bandiere di tutte le Nazioni che fanno da "corona" ad uno "stendardo" in cui campeggia per quattro volte la grande scritta "PAX" (Pace) mentre sul boccascena si posizionano sedici "giovinetti" (vestiti "alla marinara", com'era di moda allora) seduti, ognuno dei quali reca un cartello con la stessa scritta:
Il Ballo Excelsior riscosse fin da subito un colossale successo planetario poiché un Mondo in cui regnassero la pace ed il il progresso era il sogno (e la speranza) dei vari popoli che, fino ad allora, si erano combattuti senza risparmio di colpi. In effetti, il Ballo Excelsior può essere considerato il simbolo di quell'epoca della storia europea denominata "Belle Epoque", i cui bei sogni furono poi spazzati via una ventina d'anni dopo dal Primo Conflitto Mondiale.
Qui di seguito, se volete, potete vedere le scene finali del Ballo Excelsior nella versione "storica" del 2000 (con costumi "originali" disegnati da Alfredo Edel), con un Roberto Bolle in grande spolvero mentre le musiche di Marenco ci propongono un pot-pourrì (fantasia musicale) di Inni Nazionali:
Ovviamente, a quei tempi, le "Nazioni" rappresentate nel ballo erano quelle che gravitavano nella visione "eurocentrica" di allora. Erano presenti, oltre all'Italia ed altri Stati Europei, la Russia, la Cina, l'Inghilterra e gli Stati Uniti d'America. Il resto del Mondo, a quell'epoca, era poco conosciuto (o ancora sconosciuto) mentre interi territori venivano considerati come terre "da colonizzare", esattamente come avevano fatto Spagnoli e Portoghesi nell'America Latina a partire dal XVI secolo e come avevano fatto Inglesi, Francesi, Spagnoli ed Olandesi per quelli che sarebbero poi diventati gli Stati Uniti d'America. A questo proposito, riteniamo che, ad esempio, ben pochi sappiano che New York, la più grande città degli States, prima di essere "americana", fu francese, olandese ed inglese; in effetti, essa fu, per così dire, "fondata" nel 1524 dall'italiano Giovanni Da Verrazzano (a cui è intitolato l'omonimo ponte della città) il quale, poiché "lavorava" per la Francia, la battezzò
Nouvelle-Angoulême; nel 1609 fu l'inglese Henry Hudson (da cui prende il nome il fiume della città) ad "esplorare" la zona e, poiché egli "lavorava" per la "Compagnia OLANDESE delle Indie Occidentali" (da non confondersi con le omonime compagnie francese, danese e svedese), la zona fu "occupata" dagli Olandesi che, nel 1624, denominarono la città come
Nieuw Amsterdam (per la storia, furono gli Olandesi i primi a combattere le popolazioni indigene della tribù
Lenape, che occupavano la zona da diversi secoli). Nel 1664 furono poi gli Inglesi ad insediarsi nella città ed a cambiarle il nome in
New York. Nel 1783, infine, dopo gli eventi della Guerra d'Indipendenza Americana, che durò dal 1775 al 1785, New York divenne, ufficialmente "americana".
Ieri sera si è svolta la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi Invernali 2026 di Milano-Cortina. La cerimonia, che si è svolta nell'Arena Romana di Verona (che è stata ribattezzata, per l'occasione, "Verona Olimpic Arena" e della quale, tra quattro anni, cadrà il bimillenario della costruzione), ha proposto un grandioso spettacolo che ha visto tra i tanti protagonisti anche il nostro grande ballerino classico
Roberto Bolle, questa volta in versione "flying". La sua presenza e le caratteristiche artistico-coreografico-musicali della cerimonia ci hanno fatto immediatamente pensare al Ballo Excelsior, soprattutto nella parte della "sfilata" della bandiere dei vari Paesi (in totale novantatre) partecipanti (Copyright: Getty Images).
Nel 1881 l'Europa era in pace, i conflitti (interni ed esterni) che avevano portato alla nascita dei vari "Stati Nazionali" si erano esauriti ed i popoli pensavano sinceramente che il futuro sarebbe stato, per davvero, un futuro di pace e di prosperità nel nome di un progresso sociale e tecnologico che stava cambiando il Mondo. Era, come abbiamo detto, un bel sogno che, come tutti i sogni, sarebbe finito nel giro di pochi decenni con il tragico risveglio causato dalla Prima Guerra Mondiale. Il Gran Ballo Excelsior era l'espressione artistica di quel sogno, era una speranza che sembrava essersi fatta realtà, era un augurio che tutti condividevano ma, al contempo, era un paravento, un tappeto sotto il quale si era nascosta una polvere antica, rugginosa e maleodorante, la polvere della guerra, del conflitto, della sete di potere, quella polvere che incrosta gli esseri umani fin dalla loro apparizione su questa Terra e che li incrosterà fino a quando anche l'ultimo di essi non si sarà estinto.
Oggi, Anno Domini 2026, in Europa (ma anche in tutto il resto del Mondo) la guerra, purtroppo ma inevitabilmente, c'è. Sottovalutata e/o sopravvalutata a seconda delle varie appartenenze politiche, utilizzata da molti come "foglia di fico" per coprire a turno le proprie colpe, brandita come clava da parte di qualcuno per ridurre presunti "nemici" a più miti consigli, la guerra "vera" (quella con i morti ed i feriti sui campi di battaglia e non solo) e le altre guerre (commerciale, psicologica, etnica, culturale e via elencando) stanno caratterizzando un periodo storico al confronto del quale la
belle epoque del Ballo Excelsior era un Paradiso.
In questo panorama (della cui tragicità non ci rendiamo conto, offuscati come siamo da propaganda, influencers, socialmedia e quant'altro) i Giochi Olimpici rappresentano, forse, una delle poche occasioni in cui si può almeno
provare a riproporre quelle speranze di pace e di concordia che gli ingenui europei di centocinquant'anni fa pensavano di avere già raggiunto e che celebravano sul palcoscenico de "La Scala" di Milano tra una marcetta ed un "galop".
Gli Europei del 1881 vivevano un bel sogno da cui pensavano di non risvegliarsi mai più. Noi oggi viviamo un brutto sogno da cui spereremmo di risvegliarci al più presto.
Come persone ce lo auguriamo con tutto il cuore.
Come "storici", purtroppo, paventiamo che il brutto sogno si trasformerà ben presto in un ìncubo. E sarà peggio per tutti, nessuno escluso.