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Un'altra matrioska...

di Federico Borsari - 14 Marzo 2026

Qualche sera fa, con amici che, bontà loro, seguono gli articoli di questa pagina, si discuteva della "strana" impostazione dei nostri articoli, nei quali si trovano diversi argomenti (spesso assai diversi) concatenati tra di loro e la definizione che abbiamo dato all'intelaiatura dei nostri scritti è "matrioska". Un esempio ne può essere la precedente trattazione che, all'interno dell'argomento "la strada più corta di Ovada", abbiamo inserito la figura di Giacomo Costa, all'interno della quale abbiamo inserito una panoramica del sistema giudiziario italiano di fine Ottocento, all'interno della quale abbiamo anche trattato lo scandalo della Banca Romana.
Anche oggi vi presentiamo una "matrioska" e, per iniziare, cominciamo da qui:

Ben pochi Ovadesi si ricorderanno che tanti anni fa (oltre quaranta) in Ovada, grazie all'iniziativa di alcuni giovani (tra cui i gemelli Marchetti), fu creata una squadra di Baseball. Era un periodo in cui il Baseball stava vivendo qui in Italia un periodo di buona notorietà (nel 1975 e nel 1983 la Nazionale Italiana aveva vinto il Campionato Europeo) e fiorivano in tutto il Paese, anche nelle realtà più piccole come Ovada, squadre ed associazioni che, tra mille difficoltà e tanta diffidenza, cercavano di attrarre l'attenzione dei ragazzi verso uno sport che, essendo essenzialmente "americano", ben poco si rivelava attrattivo rispetto a ventidue ragazzi in mutande che corrono per un campo prendendo a calci un pallone.
L'iniziativa dei ragazzi di Ovada, per ovvii motivi, durò molto poco, ma l'altra sera, dopo quasi mezzo secolo, ci siamo ricordati di quel baseball "ovadese" quando, per caso, abbiamo visto questo:


La Nazionale Italiana di Baseball, che sta partecipando al WBC (World Baseball Classic, il torneo internazionale che dal 2011 "sostituisce" i campionati mondiali) di Houston e Miami (Stati Uniti d'America), ha sorprendentemente battuto la nazionale statunitense con il punteggio di 8 a 6. Si è trattato di un evento "clamoroso", che ha stupito i commentatori e gli esperti ed ha proiettato la nostra squadra ai vertici del Baseball mondiale.
La Nazionale Italiana di Baseball è composta da trenta "titolari" che sono, elencati per ruolo:
Pitchers: Aldegheri, Altavilla, Delucia, Ercolani, Festa, Graceffo, Jacob, La Sorsa, Lorenzen, Marinaccio, Nicolas, Nola, Ottavino, Quattrini e Weissert.
Catchers: Mineo e Teel.
Interni: Antonacci, Berti, Dezenzo, Fischer, Lasaracina, Mastrobuoni, Pasquantino e Saggese.
Esterni: Caglianone, Canzone, Marsee, Morabito e Nori.
Le Riserve sono: Annunziata, Bocchi, Dipoto, Jacques, Martini, Minacci, Scotti e Sireus.
Ma... c'è un "ma".

In effetti, dei giocatori sopra citati, solo quattro (Aldegheri, Annunziata, Quattrini e Scotti) sono nati in Italia e solo tre di questi quattro giocano in squadre italiane. Tutti gli altri, nonostante i cognomi italiani, sono nati dall'altra parte dell'Atlantico e militano tutti (tranne un paio) nelle due Leghe Baseball (Minor e Major) statunitensi.
Da lì ad affermare che, più che di una Nazionale Italiana, si tratti di una Nazionale "Italo-Americana" il passo è breve.
Ma, poiché per fare parte di una squadra "nazionale" (in qualsiasi disciplina sportiva) bisogna essere "Cittadini Italiani", com'è possibile che tutti questi "baldi giovani americani", che in maggioranza non "spiccicano" (dall'Inglese "to speech", parlare) neanche una parola di Italiano (a parte, forse, qualcosa del dialetto dei loro antenati) e che a malapena sanno che l'Italia si trova in Europa, siano, a tutti gli effetti, cittadini italiani?
Qui entrano in ballo le "origini" o, per dirla in burocratese aulico, lo "jus sanguinis", cioè la "discendenza famigliare".

Avete mai partecipato (od assistito) alla sfilata che si tiene ogni anno (ma nel 2025 non si è svolta per motivazioni squisitamente "politiche") a New York (e nelle altre città statunitensi) il 12 Ottobre in occasione del "Columbus Day" (celebrazione della scoperta delle Americhe da parte di Cristoforo Colombo)?


Qui da noi, in Italia, da qualche tempo (soprattutto da qualche anno a questa parte) si stanno moltiplicando le persone che dichiarano di "vergognarsi di essere Italiani" (ben guardandosi, però, dal trasferirsi in quei Paesi dove essi ritengono che tutto sia migliore). Salta quindi agli occhi (lo avete visto nel video sopra) con quanto e quale "orgoglio" gli "Italiani d'America" vadano fieri delle loro origini. La maggior parte di questi "italo-americani", ovviamente, non ha mai "spiccicato" una parola d'italiano e dell'Italia hanno, forse, visto solo qualche fotografia; ciò non ostante, essi attribuiscono un grande valore al loro Paese d'origine e/o provenienza, esattamente come i componenti della Nazionale Italiana (o "Italo-Americana") di Baseball che ha clamorosamente battuto quella del loro Paese d'adozione (di cui vanno altrettanto fieri).

Tre giorni fa, l' 11 Marzo, la Corte Costituzionale ha confermato i requisiti di costituzionalità del Decreto Legge n. 36 del 2025 (detto comunemente "Decreto Tajani"), convertito nella Legge n. 74/2025, che regolamenta i requisiti da parte dei cittadini esteri con origini italiane per ottenere la cittadinanza del nostro Paese.
Prima dell'entrata in vigore di questa legge, perchè un individuo nato all'estero (in qualsiasi Stato estero del Mondo) potesse ottenere la cittadinanza italiana era sufficiente che potesse annoverare tra i suoi ascendenti (antenati) "di qualsiasi grado" (genitori, nonni, bisnonni e via a salire) almeno uno che fosse nato in Italia.
Grazie a quelle disposizioni, negli ultimi decenni c'era stata una crescente richiesta di cittadinanze che, nei fatti, non si erano rivelate tali e, tra di esse, oltre ad esponenti dello sport, anche diversi attori, attrici, cantanti ed esponenti dello spettacolo (in particolare statunitensi) che (pur se orgogliosi delle loro origini) da quella cittadinanza traevano vantaggi in termini di visibilità e di "promozione" artistica e/o professionale.
Con l'entrata in vigore della "Legge Tajani", i requisiti per la cittadinanza sono stati "contenuti" e non è più così facile, né automatico, per gli italiani nati all'estero, ottenerla.
In effetti, oggi, per "richiedere" la cittadinanza italiana secondo lo "jus sanguinis", bisogna dimostrare di aver avuto almeno UN antenato nato in Italia SOLO NEI PRIMI DUE gradi di ascendenza, cioè un genitore od un nonno. I pronipoti, quindi, NON hanno diritto di ottenerla (e, tanto meno, di richiederla).
E' quindi evidente che, con la nuova legge, molti dei componenti della Nazionale Italiana di Baseball, con tutta probabilità, in quella squadra non ci sarebbero.
Abbiamo, ovviamente, semplificato la descrizione della procedura per renderla più comprensibile; in effetti ci sono altri requisiti necessari e previsti come, ad esempio, l'aver mantenuto la residenza in Italia per un certo numero di anni ed altre cose vincolanti ma, fondamentalmente, la questione degli antenati è quella che caratterizza maggiormente questa normativa.

Alla luce di quanto sopra esposto, per concludere, abbiamo fatto un paio di ipotesi, perlomeno "fantasiose", su eventuali ed ipotetici effetti di queste norme.
Se, ad esempio, il nostro attuale Pontefice Leone Decimoquarto (lo statunitense Robert Francis Prevost, attualmente cittadino vaticano), domattina, preso da un improvviso attacco di demenza senile, decidesse di richiedere la cittadinanza italiana, non dovrebbe fare altro che uscire dalle Mura Leonine, recarsi presso la Questura di Roma, presentare una copia dell'atto di nascita di suo nonno (Salvatore Giovanni Gaetano Riggitano, nato a Milazzo, in Sicilia, il 24 Giugno 1876) e presentare la richiesta utilizzando gli appositi moduli. La otterrebbe.
Passando alle iperboli diacroniche, ed ipotizzando che il suddetto Francis Robert Prevost abbia un figlio, quest'ultimo, a norma di legge, NON potrebbe ottenere la cittadinanza italiana poichè suo padre (Robert Francis Prevost) e suo nonno (Louis Prevost) sono entrambi nati negli States e non sono mai stati residenti in Italia.

In ogni caso, gli atleti "italo-americani" della nostra nazionale di Baseball vestono ed onorano nel migliore dei modi la nostra Maglia Azzurra su cui campeggia la scritta "Italia". Si meritano i nostri complimenti ed un grande "Grazie!" da parte di tutti noi.